Walter Pellegrini

E’ per colpa del mio professore di Diritto Tributario che ho deciso di fare il commercialista. Ero in procinto di terminare gli studi presso la Scuola di Economia e Management dell’Università di Siena, quando lui mi offrì l’opportunità di fare la pratica presso il suo studio a pochi passi dalla piazza del Palio. Accettai di buon grado.

E’ stata una bella gavetta, mi ha insegnato a fare il commercialista; dai dichiarativi ai bilanci aziendali consolidati, era un tuttologo. Mi presentai all’esame per l’abilitazione con una preparazione ferrea, ma nonostante questo, l’ansia mi giocò un brutto scherzo e non superai la prima prova scritta. Non mi persi certo d’animo e l’anno successivo superai l’esame senza grossi problemi, diventando così Dottore Commercialista. Era il 2005.

Dopo qualche anno passato con il professore, avevo bisogno di nuovi stimoli, avevo bisogno di fare di più. Decisi di aprire la mia attività, immaginando di potermi dedicare a progetti ben più impegnativi ed interessanti. Non sapevo ancora cosa voleva dire gestire uno studio da solo.

I primi anni della mia nuova vita professionale sono stati pazzeschi. Passavo le mie giornate alla ricerca di nuovi clienti, presidiavo tutti gli eventi mondani della città, non mi perdevo una festa. Confondevo la professione con la vita privata ed ero contento così.

Tutto andava per il meglio fino a quando la mia contabile, il mio braccio destro, ha presentato le sue dimissioni. Ero disperato.

Aveva un caratteraccio ma riusciva ad portare a termine una mole di lavoro insostenibile per chiunque altro. Non sono mai riuscito a trovare un valido sostituto. Era dotata di un’intelligenza ed una capacità di apprendimento fuori dal comune, conosceva alla perfezione il software di Team System, gestiva la posta elettronica ed aveva creato il sito dello studio, con tanto di logo e brochure elettronica!

Dopo pochi giorni dal suo addio, la produttività del mio studio era calata vertiginosamente, le lamentele dei clienti si facevano sempre più insistenti ed io non avevo tempo per queste cose. Ho chiesto aiuto ad un amico e collega per portare a termine bilanci e dichiarazioni prima della scadenza, onde evitare di incorrere in sanzioni, ed è stato lui a prospettarmi l’idea di cedere il mio studio ad un gruppo più grande e strutturato, dove avrei trovato tutto il supporto che cercavo, così da potermi dedicare nuovamente a ciò che più piazza mi piace fare: il consulente aziendale.

Così, in poco meno di un anno, con la consulenza di MpO, ho ceduto il mio studio, ricavandone anche una discreta somma, ad un gruppo connotato da una forte presenza sul territorio e un’ampia gamma di professionisti specializzati in diversi ambiti. Il gruppo comprende 7 studi di cui due consulenti del lavoro e un centro di elaborazione dati contabili e fiscali, impiegando più  di 20 professionisti e 40 dipendenti.

 

Io seguo diverse PMI nella mia regione di competenza, mi sto specializzando come Temporary Manager e sono finalmente sollevato da compiti di gestione e amministrazione dello studio.. e ne sono molto contento.

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