Cessione di clientela studio commercialisti. La giusta collocazione dei corrispettivi percepiti nel modello UNICO PF

6 Dicembre 2018 / Articoli / mpopartners

Il professionista che vuole programmare il passaggio generazionale del proprio studio, attraverso la cessione a titolo oneroso dell’attività professionale, spesso si trova a dover affrontare alcune problematiche, tra le quali:

  1. La validità ed i contenuti del contratto di vendita dello studio di commercialista;
  2. La scelta del giusto metodo di valutazione dell’attività di commercialista;
  3. Il trattamento fiscale dei corrispettivi percepiti a seguito della cessione della clientela professionale (Dichiarazione dei redditi).

Tralasciando i primi due punti, già stati oggetto di approfondimento in altri articoli ai quali si rimanda, occorre ricordare che fino al marzo 2002 il professionista che voleva procedere con l’operazione di cessione della clientela doveva risolvere il delicato problema del giusto trattamento fiscale dei corrispettivi percepiti sia ai fini delle imposte dirette (e quindi alla giusta collocazione dei corrispettivi nella dichiarazione dei redditi) sia ai fini delle imposte indirette. Tutto ciò in assenza di una specifica normativa fiscale in materia.

Solo nel marzo 2002 l’Agenzia delle Entrate (Cfr. Risoluzione Ministeriale n. 108 /E del 29 marzo 2002), rispondendo ad un interpello presentato da un Ragioniere Commercialista, evidenziava che, ai fini delle imposte dirette, i compensi derivanti dalla vendita dello studio di commercialisti dovevano essere considerati quali “redditi diversi” così come previsto dall’articolo 81, lettera l), del Tuir. Infatti l’Amministrazione Finanziaria rileva che i proventi derivanti dalla cessione dello studio professionale vengono corrisposti a fronte dell’assunzione, da parte del professionista cedente, di precisi obblighi “… di fare, non fare o permettere” e pertanto devono essere inquadrati tra i redditi diversi. Ai fini dell’IVA l’Agenzia delle Entrate configura i corrispettivi per la cessione della clientela professionale alla stregua di una prestazione di servizio consistente nel “permettere la prosecuzione del rapporto professionale tra i suoi vecchi clienti ed il soggetto subentrante, nell’impegno di non proseguire (non fare) il rapporto professionale con i clienti ceduti e nell’impegno (fare) altresì di favorire la prosecuzione del rapporto tra i suoi vecchi clienti ed il nuovo soggetto”.

Il vuoto normativo viene colmato con l’entrata in vigore (4 luglio 2006) dell’articolo 36 del D.L. 223 del 2006 (c.d. Bersani Visco) il quale aggiunge all’articolo 54 del TUIR il comma 1-quater. Tale comma prevede espressamente che  “Concorrono a formare il reddito i corrispettivi percepiti a seguito di cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibili all’attività artistica o professionale”. Ribadendo, quindi, anche il principio “di cassa”.

In caso di rateazione del corrispettivo tutte le rate devono avere la qualificazione reddituale operata dall’articolo 54, comma 1-quater, del TUIR. Pertanto la cessione del «pacchetto clienti» genera interamente reddito professionale da assoggettare a tassazione ordinaria ai sensi dell’articolo 54 del TUIR. Di conseguenza i corrispettivi percepiti a seguito della cessione della clientela professionale dovranno essere inseriti, come per l’anno d’imposta 2016, nel quadro RE, rigo RE3 della dichiarazione dei redditi 2018 (così come specificato nelle istruzioni alla compilazione della dichiarazione dei redditi – Fascicolo 3 – Pagina 6).

Il decreto-legge n. 223 del 2006 ha, inoltre, introdotto nell’articolo 17 del TUIR (relativo al regime della tassazione separata), la lettera g-ter) la quale prevede la possibilità di assoggettare a tassazione separata i corrispettivi percepiti a seguito della vendita dello studio di commercialisti, purché percepiti in unica soluzione. Tale norma ha lo scopo di evitare che i corrispettivi derivanti dalla cessione della clientela professionale si cumulino con gli altri redditi percepiti nell’anno, determinando l’applicazione in capo al contribuente di scaglioni ed aliquote più elevate.

L’Agenzia delle Entrate, inoltre, è intervenuta su questo argomento con la Circolare n. 11 del 16/02/2007 con la quale ha chiarito che anche se la norma fa espressamente riferimento all’opportunità di poter tassare i corrispettivi con le modalità della tassazione separata se incassati in “un’unica soluzione” tale modalità può essere comunque applicata nel caso in cui il corrispettivo della vendita dell’attività professionale venisse percepito in più rate, ma nello stesso periodo d’imposta.

Tale orientamento è stato anche recepito dalle istruzioni Ministeriali per la dichiarazione dei redditi anno 2018 (periodo d’imposta 2017) con riferimento al quadro RM. Infatti le istruzioni di compilazione del quadro RM – Sezione 2 – lettera h) – così come indicato dalle istruzioni alla compilazione della dichiarazione dei redditi – fascicolo 2 – pagina 14 – prevedono che devono essere indicati in tale quadro “i redditi percepiti dal professionista, a seguito di cessione della clientela o di elementi immateriali comunque riferibile all’attività professionistica qualora tali redditi siano stati riscossi interamente entro il periodo d’imposta”.

Ai fini IVA, in considerazione che il professionista cedente è obbligato ad emettere parcella per le rate incassate (assoggettandole ad IVA, CP e ritenuta d’acconto), il lavoratore autonomo, che intende cessare l’attività, deve conservare la partita IVA fino all’incasso dell’ultima rata.

Tutto ciò ha valore nel caso in cui lo studio del professionista è organizzato in forma individuale. Come è ben noto spesso i commercialisti si avvalgono anche di CED, organizzati sotto forma di società, ai quali delegano l’attività di elaborazione dati. In questo caso la vendita dello studio di commercialisti avviene attraverso altri negozi giuridici che saranno meglio descritti in altri articoli.

Da parte acquirente, infine, i costi derivanti dall’acquisizione di un pacchetto clienti sono costi interamente deducibili proprio in considerazione del fatto che questi sono stati considerati, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, pari alle consulenze professionali rese.