Cessione studio professionale: la valutazione reddituale con metodo EBITDA

a cura di MPO & Partners M&A

Cessione studio professionale – valutazione capitale – metodo reddituale – EBITDA

La cessione di uno studio professionale, nella prassi, comporta l’utilizzo di metodi di valutazione tradizionalmente impiegati per le aziende, con opportuni adattamenti alle peculiarità dello studio, ovvero l’elemento personale di natura immateriale derivante dal rapporto fiduciario tra professionista e cliente.
Tra i metodi di valutazione applicati di frequente (metodo finanziario, reddituale, dell’intuitus personae, del pollice), di seguito verrà analizzato il metodo reddituale, che rileva la capacità prospettica di produrre reddito sulla base del valore attuale dei presumibili redditi futuri, incluso il valore di realizzo finale dell’attività.
Dal punto di vista operativo, gli elementi fondamentali da considerare nella stima sono:

  • il reddito medio prospettico;
  • il tasso di attualizzazione (costituito dal compenso per il trascorrere del tempo e per il rischio);
  • l’orizzonte temporale di riferimento.

E’ importante ricordare che il reddito medio prospettico corrisponde ad un valore stimato; per tale motivo, sarebbe conveniente valutare nel tempo i risultati storici poiché gli stessi rappresentano sempre un elemento di riferimento attendibile, qualora si considerino redditi prospettici oltre i due/tre anni.
Dal punto di vista operativo, il reddito da considerare deve essere ‘normalizzato’, rettificando le poste del conto economico che risentono degli effetti distorsivi provocati da operazioni aziendali straordinarie (es. compensi straordinari agli amministratori, canoni di locazione finanziaria, ammortamenti applicati secondo i principi della normativa fiscale).
Nello specifico, il valore del reddito operativo (c.d. EBIT), essendo al netto del valore degli ammortamenti, che non si convertiranno mai in flusso di cassa in uscita, sottostima la capacità dell’impresa di ripagare gli oneri finanziari e, per tale motivo, è preferibile utilizzare l’indice EBITDA (o margine operativo lordo), più vicino al concetto di “flusso di cassa” perché in grado di valutare la capacità di copertura degli oneri finanziari da parte della gestione corrente.

Per determinare un reddito normalizzato ante-imposte, nella prassi la quantificazione avviene considerando un tax rate unico (solitamente pari a circa il 30%); ne deriva che, per la necessaria coerenza fra flussi e tassi, i tassi di mercato utilizzati per la quantificazione del costo del capitale devono considerare l’analoga aliquota che è stata utilizzata per la quantificazione dei flussi.

CALCOLO EBITDA

+ FATTURATO
– costi per servizi e per godimento di beni di terzi
– altri costi di gestione tipici
= VALORE AGGIUNTO
– costi del personale
= MARGINE OPERATIVO LORDO (EBITDA)*
– ammortamenti
– svalutazione crediti
– accantonamenti a fondi rischi e oneri
= REDDITO OPERATIVO (EBIT o MARGINE OPERATIVO NETTO)
+/- proventi e oneri finanziari
+/- proventi e oneri atipici
= RISULTATO DELLA GESTIONE ORDINARIA – CORRENTE
+/- proventi e oneri straordinari
= RISULTATO ECONOMICO AL LORDO DELLE IMPOSTE
– imposte dell’esercizio
= UTILE (PERDITA) D’ESERCIZIO

*Earnings before interests taxes depreciations and amortization

E’ utile ricordare che il tasso di attualizzazione adottato nella determinazione del valore secondo logiche reddituali è il ‘costo del capitale proprio’ (re).

In formule:
Re = rf + (pm * B)
dove rf è il rendimento di investimenti risk free (solitamente Btp decennali), pm è il premio medio di mercato (rischio aggiuntivo dovuto alla maggiore rischiosità dell’investimento azionario in un determinato Stato) e B è il rischio sistematico dell’impresa rispetto al settore di appartenenza.

L’impatto fiscale su questa formula si ha essenzialmente sul rendimento rf in quanto occorre considerare il rendimento dei titoli al netto dell’imposizione fiscale.

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