Risposta ai quesiti ricevuti nel corso dei convegni organizzati da MpO & Partners. Inizia oggi una serie di pubblicazioni di risposte a quesiti pervenuti sia durante sia dopo i convegni organizzati da MpO & Partners.

Risposta ai quesiti ricevuti nel corso dei convegni organizzati da MpO & Partners.

Nel corso dei convegni organizzati da MpO & Partners (e successivamente anche a mezzo mail) sono pervenute ai relatori numerose ed interessanti domande. Una di queste è sicuramente quella pervenuta (convegno di Bologna) da un Commercialista e Revisore Legale dei Conti il quale chiede la corretta procedura di comunicazione della cessazione dell’attività professionale (con conseguente dismissione della partita IVA) in presenza di un piano rateale pluriennale (in 4 anni) del corrispettivo derivante dal trasferimento a titolo oneroso della sua clientela. Tale domanda è pervenuta anche nel corso dei convegni organizzati in Sicilia in collaborazione con MpO Service di Catania.

Con riferimento al trattamento tributario relativo ai corrispettivi percepiti a seguito della cessione della clientela di un professionista (Art. 54, comma 1-quater del TUIR), questi concorrono a formare i redditi di lavoro autonomo.

Resta ferma, comunque, la qualificazione di reddito di lavoro autonomo nel caso in cui, a seguito della cessione della clientela, si intenda cessare l’attività.

Inoltre, l’art. 17, c. 1, lettera g-ter del Tuir prevede la possibilità di poter fruire, in alcuni casi, del c.d. regime di tassazione separata. Su questo tema si rinvia all’articolo pubblicato sul nostro sito il 27 febbraio u.s. d altro articolo.

Come precisato dall’Amministrazione Finanziaria, il professionista deve conservare la partita IVA fino all’incasso dell’ultima rata in quanto (Cfr Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 11 del 16/02/2007) “… l’attività non si può considerare cessata fino all’esaurimento di tutte le operazioni, ulteriori rispetto all’interruzione delle prestazioni professionali, dirette alla definizione dei rapporti giuridici pendenti, ed, in particolare, di quelli aventi ad oggetto crediti strettamente connessi alla fase di svolgimento dell’attività professionale”. Secondo l’Agenzia, comunque, nella generalità dei casi, la cessazione dell’attività del professionista non coincide “con il momento in cui egli si astiene dal porre in essere le prestazioni professionali, bensì con quello, successivo, in cui chiude i rapporti professionali, fatturando tutte le prestazioni svolte e dismettendo i beni strumentali”; quindi, l’attività non può ritenersi cessata fino a quando il soggetto, che non intenda anticipare la fatturazione rispetto al momento di incasso, non realizza la riscossione dei crediti, la cui esazione sia ritenuta ragionevolmente possibile.

Su tale argomento è intervenuta di recente anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. sentenza n. 8059 del 21 aprile 2016, con la quale ha affermato di “… reputare assoggettato ad IVA il corrispettivo di attività professionale conseguito dopo la cessazione dell’attività medesima ancorché debitamente formalizzata, trova pieno riscontro nel principio generale di effettività, in forza del quale l’applicazione della disciplina IVA,  dipendendo unicamente dalla sussistenza dei presupposti di fatto del tributo, non può essere condizionata da fattori puramente formali; cosicché in assenza di compiuto sostanziale esaurimento di tutte le operazioni fiscalmente rilevanti, non possono assumere valore determinante, ai fini dell’esclusione dall’imposta, il dato dell’intervenuta dichiarazione di cessazione dell’attività e quello della dismissione della partita IVA.” Ed ancora, nella stessa sentenza afferma il principio di diritto secondo il quale “il compenso di prestazione professionale è imponibile a fini IVA anche se percepito successivamente alla cessazione dell’attività, nel cui ambito la prestazione è stata effettuata, ed alla relativa formalizzazione”.