Il patto di non concorrenza nel contratto di cessione studio professionale – a cura di Mandirola Corrado e Ottobelli Giuseppe

a cura di Mandirola Corrado e Ottobelli Giuseppe
MPO & Partners M&A

Contratto – Cessione clientela – Divieto di concorrenza

Il contratto di cessione di un’azienda prevede, tra le clausole di tutela della parte acquirente, il c.d. divieto di concorrenza (art. 2557 c.c.) in base al quale “chi aliena l’azienda deve astenersi, per il periodo di cinque anni dal trasferimento, dall’iniziare una nuova impresa che per l’oggetto, l’ubicazione o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dell’azienda ceduta. … Se nel patto è indicata una durata maggiore o la durata non è stabilita, il divieto di concorrenza vale per il periodo di cinque anni dal trasferimento”.

Nella stessa direzione, trattando un caso che verteva su una cessione di uno studio professionale, la Cassazione (Sent. 2860/2010) ha affermato che, in tale ipotesi, si realizza un vero e proprio trasferimento dell’attività tramite il quale l’alienante “cede” indirettamente la clientela, ed assume, oltre agli obblighi positivi di fare (attività promozionale di presentazione), anche obblighi negativi di non fare (divieto di riprendere ad esercitare la stessa attività nello stesso luogo). In tal senso, quindi, al fine di tutelare la validità del contratto e la sua esecuzione in buona fede, la clausola di non concorrenza diventa un’obbligazione fondamentale anche per gli studi professionali, seconda soltanto a quella di presentazione della clientela.

A livello operativo, il trasferimento di uno studio professionale può realizzarsi mediante un negozio di cessione di “pacchetto clienti”, ma anche attraverso un contratto di cessione di ramo d’azienda o di cessione di partecipazioni, ad esempio, qualora ai fini dell’attività ci si avvalga di una struttura societaria, di solito Srl, per svolgere operazioni di acquisizione, analisi ed elaborazione dati (es. contabilità, bilanci, paghe e contributi, etc.); in tutte queste ipotesi , sul piano contrattuale, devono essere necessariamente predisposte delle clausole di non concorrenza che tutelino la parte acquirente.

In materia, la normativa non chiarisce se la disposizione generale sul divieto di concorrenza ex art. 2557 c.c. sia applicabile anche alla cessione di partecipazioni; diversamente, la giurisprudenza si è dimostrata a favore della suddetta estensione in diversi contenziosi.

Con riferimento alle cessioni di quote sociali in Srl, la Cassazione (Sent. 27505/2008) ha affermato l’estensione del divieto per via analogica, qualora si accerti che l’operazione abbia comportato un risultato equivalente al trasferimento d’azienda, con particolare riguardo alla componente avviamento, a tutela della cui acquisizione è dettato il divieto di concorrenza; nella stessa direzione, in ipotesi di cessione di quote in società di persone, la Corte ha sottolineato la rilevanza ‘del mutamento di titolarità dell’azienda che, conseguendo ad un atto di volontà del precedente titolare, non può tollerare il tentativo di questi di riappropriarsi di ciò che ha trasferito, togliendo alla azienda l’avviamento e la produttività, che ne costituivano i caratteri e che erano stati determinanti dell’accordo di trasferimento’ (Cass. civ. Sez. I, 1643/1998; Cass. civ. Sez. I, 549/1997).

MPO & Partners M&A, nel rispetto della normativa generale ex art. 2557 c.c e in considerazione del particolare rapporto fiduciario che si instaura tra cliente e professionista, predispone sul piano contrattuale una clausola di non concorrenza che tutela la parte cessionaria da eventuali comportamenti scorretti del professionista cedente, obbligando quest’ultimo a non porre in essere atti concorrenziali e prevedendo a suo carico, in caso di violazione del suddetto patto, il pagamento di una penale commisurata all’entità del danno cagionato.

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